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Agape e la rete

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Cammina bene l’uomo che sa dove andare...

La costruzione della Rete sociale e professionale è la filosofia che stà alla base di ogni intervento che AGAPE sviluppa sul territorio.

La rete e i suoi nodi

la teoria di riferimento è quella del modello organizzativo della Rete, le
cui linee guida sono sintetizzabili nei seguenti punti:

- nei sistemi sociali, economici, istituzionali ed aziendali stanno emergendo da tempo forme di organizzazione complessa ma flessibile, caratterizzate dalla presenza di forme di cooperazione tra soggetti individuali e collettivi che perseguono un comune obiettivo;

- queste forme organizzative complesse, definibili come Reti organizzative o Imprese Reti, sono composte di soggetti individuali e collettivi ad alta capacità di autorganizzazione (nodi della Rete), che instaurano tra di loro modalità differenti di relazione reciproca (Connessioni della Rete), costruiscono delle relazioni più stabili e strutturate (Strutture della
Rete) e agiscono in riferimento ad obiettivi condivisi, cercando linguaggi comuni, condividendo valori, dotandosi di sistemi di coordinamento e controllo e di monitoraggio (Proprietà della Rete).



Integrazione pubblico – privato

Il privato sociale vede riconosciuto dalla normativa vigente un ruolo di promozione, progettazione, organizzazione, gestione degli interventi ma anche di programmazione del sistema integrato.

Ne consegue che il privato sociale deve scegliere quale ruolo vuole assumere nello svolgere la propria funzione di complemento all’azione pubblica: sostegno alla riduzione dei costi e all’acquisizione di una maggior flessibilità organizzativa o soggetto in grado di ricercare e realizzare nuovi modelli di organizzazione e di azione a livello locale e nazionale?

Erogatore di prestazioni caritative e volontarie, partner di progetti, gestore di servizi o competitore sul mercato delle prestazioni con il pubblico?

Se ridotto a categoria economica o, peggio, a corporazione allora la strada è quella della subalternità alle istituzioni, dell’omologazione al settore profit, della residualità.

Se invece il campo dei soggetti - cooperative sociali, associazioni - assume le caratteristiche di una radicale diversità dallo stato e dal mercato, allora ci sono
maggiori possibilità non solo di costruire un’economia sociale fuori mercato , ma anche una politica di attivismo civico oltre i partiti e le istituzioni.

Tra pubblico e privato sociale servono spazi di confronto, innanzitutto culturale e sociale, in cui riconoscersi come soggetti paritetici e necessari.

La costruzione delle politiche sociali chiede al terzo settore di mettere a disposizione la leva autoimprenditoriale,
ma anche la capacità di rappresentare complessità e nuovi punti di vista, di offrire letture e soluzioni che derivano dalla propria specifica parzialità.

Per superare questo limite è necessario fondare il proprio operato sul legame profondo con la comunità locale. D'altronde l’ente locale è l’attivatore, il regista e il garante della partecipazione nel processo di pianificazione ed in questo deve sostenere e accompagnare il terzo settore.

Risulta allora importante valorizzare le forme partecipative e fiduciarie, utilizzare un ventaglio ampio di strumenti per l’affidamento dei servizi, stimolando la co-progettazione e le forme orientate alla partecipazione attiva.