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MondoAgape: conosciamo Marco

Questa settimana andiamo a conoscere Marco.
Claudia accompagnaci...
Auguriamo a tutti una piacevole lettura!

Come ti chiami?

Marco Peddis

Da quanto tempo collabori con noi?

Da Agosto 2010

Che ruolo hai?

Sono un Educatore Professionale presso la Casa Alloggio per disabili psichici di Quartu Sant’Elena.

Come mai hai iniziato a lavorare nel mondo del sociale?

Mi è sempre piaciuto sin da quando ero piccolo. Io volevo fare le magistrali però mi iscrissi ai geometri. Poi, dopo aver fatto il militare, mi iscrissi alla Facoltà di Scienze dell’Educazione.
Lavorare con le persone è la cosa che mi dà più soddisfazione in assoluto. Quando si fa un passo in avanti con una persona che ha difficoltà, anche se il passo è piccolo, è la soddisfazione più grande.
Ho fatto tanti lavori però questo è quello che mi appaga di più.

Perché hai scelto di collaborare con noi?

Ho lavorato per altre cooperative, però devo dire che, fra tutte le realtà che ho conosciuto, questa è quella meglio organizzata sotto tutti i punti di vista.
Prima di entrare in cooperativa lavoravo per conto mio, con i miei utenti. Quando ho conosciuto la dott.ssa A.M. mi ha convinto. Mi è piaciuto il suo modo di fare e il suo modo di gestire le cose e poi mi è piaciuto come la cooperativa si approcciava alla salute mentale, settore che a me piace tantissimo.
E’ difficile lavorare così bene e quando mi è stata data questa possibilità, ho accettato subito di lavorare per Agape. E’ stimolante sotto tutti i punti di vista. Sono molto contento.

Quanto ti soddisfa il lavoro che svolgi con le persone di cui ci prendiamo cura?

In maniera ottimale. Mi piace molto lavorare nella casa alloggio, i ragazzi sono stupendi. E’ un’esperienza appagante dal punto di vista umano, perché i ragazzi comunicano tante cose. Loro sono coraggiosi, molti di loro hanno vissuto delle esperienze molto dure e non c’è da compatirli, bisogna comprenderli però. Questa è la cosa più importante.
Anche se alcuni hanno problemi importanti è necessario dargli occasioni per sentirsi alla pari. Loro ci vogliono bene e molto spesso, seppur nelle loro contraddizioni, ce lo dimostrano ampiamente.
Quando entro in casa mi accolgono e mi trasmettono quel calore che in tanti altri posti di lavoro non potrei trovare.
Tu arrivi da loro e ti senti a casa. Tu sei lì per loro e per loro sei come un fratello maggiore o come un genitore e li devi supportare.
Solo vivendo quest’esperienza la puoi comprendere appieno.
Ognuno di loro è una persona unica e ogni situazione è diversa e ci si deve muovere rispetto a questo.

Senti che il lavoro che fai è efficace?

Assolutamente si. E’ un lavoro di squadra e, con gli altri educatori ed operatori, si cerca di fare il miglior lavoro possibile per gli utenti. Ci riuniamo, tutti gli operatori, almeno una volta al mese per confrontarci sulle varie situazioni. E’ un lavoro molto accurato.
I risultati sono visibili, anche a distanza di poche settimane. I ragazzi sono eccezionali, si impegnano quanto ci impegniamo noi per migliorare la situazione. Il nostro è un continuo migliorare.

Quanto ti senti riconosciuto nel tuo ruolo dai pazienti e dalle loro famiglie?

Devo dire che sono riconosciuto pienamente dai pazienti e dai loro familiari. Anche se non è sempre così, perché a volte si può avere a che fare con dei familiari che hanno forse poca conoscenza sia del loro figlio o parente sia degli operatori che lavorano con lui e per lui. A volte possono avere difficoltà a riconoscere quali sono le problematiche dei figli e magari tendono a sottovalutare il lavoro fatto dagli operatori.

Che cosa porti ogni giorno di te stesso nel lavoro che svolgi?

Ogni volta che vado alla casa do' tutto me stesso, a 360 gradi. Soprattutto quando ci sono i momenti di difficoltà bisogna dare tutto. A me, per esempio, piace molto parlare coi ragazzi e, soprattutto di pomeriggio, quando c’è un po’ più di tempo libero, ascolto ciascuno di loro e loro mi raccontano parti di sè. Ognuno lo fa a modo suo ed è molto importante per loro una buona parola al momento giusto e il supporto morale. Loro vogliono parlare, vogliono stare nelle discussioni, vogliono dir la loro.
Secondo me un buon educatore deve adattarsi, non deve portare avanti la sua linea di pensiero con rigidità, ma a seconda della situazione si deve plasmare. E devo dire che i miei colleghi sono molto bravi in questo.

Di quali progetti fai o hai fatto parte all’interno di Agape?

Mi occupo di vari utenti tra cui un ragazzo che è tornato a casa dopo il percorso riabilitativo nella nostra casa alloggio e continuo a seguirlo, quindi, a domicilio. Questo servizio è un po’ più complicato, perché quando si torna a casa ci sono tante variabili da tenere in considerazione all’interno dell'intero sistema.

Sai che cos’è il fund raising?

Non lo so nello specifico. Me l’hanno spiegato a grandi linee.

Ritieni che sia uno strumento importante?

Si utilissimo. Visto che i fondi sono pochi è importante utilizzare strumenti come questo.
E anche fare queste interviste è importante! Perché è fondamentale conoscere il pensiero dei dipendenti.
Non tutte le aziende fanno questo tipo di cose, ma dovrebbero farlo.

C’è un’immagine, una frase, un libro, un animale, ecc…che ti può rappresentare?

Un camaleonte, perché può cambiare colore ogni volta che la situazione lo richiede.

[13 aprile 2011]


 

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