Storie residenti: Matteo, la musica e quello che verrà

Matteo ha 21 anni, fa musica in camera e prova a immaginare cosa verrà dopo.
Nella sua camera a Casa Fenice c’è un computer e c’è una tastiera MIDI. Quando può si mette lì, apre i suoi programmi e comincia a lavorare con i suoni. Non sempre sa dove vuole arrivare. Prova, ascolta, riproduce qualcosa, cambia genere.
«Quando creo musica mi sento rilassato. Mi dà gioia e felicità.»
Matteo ha 21 anni, è di Cagliari e qui è arrivato il 5 marzo. La proposta era stata fatta inizialmente a suo padre: poteva essere un’esperienza utile per avere un supporto e cominciare a fare da solo alcune cose che, vivendo a casa, venivano più naturali con l’aiuto della famiglia.
Lui ha accettato. Ma un conto è parlarne, un altro è entrare con le proprie cose in una casa nuova.
«All’inizio ero spaesato. Non conosci nessuno, sei lontano da casa, dai tuoi cari. Era strano. Però avevo una camera tutta per me e quella cosa mi piaceva. Anche se a me piace avere compagnia.»
Sono passati alcuni mesi e adesso Matteo racconta la sua giornata con una normalità che all’inizio non c’era. «Mi sveglio, mi lavo, faccio il letto, faccio colazione. Poi magari vado in camera, sto al computer, suono. Dopo chiacchiero con gli altri.»
Ci sono anche le faccende di casa. I compiti vengono distribuiti a rotazione: lavare le stoviglie, sistemare, cucinare. «All’inizio mi aiutavano anche a fare il letto. Adesso faccio le mie cose.»
Quando tocca a lui stare ai fornelli non ama complicarsi troppo la vita. Pasta al sugo o al pesto vanno benissimo.
Il pomeriggio può significare Monte Claro, Le Vele, un giro per negozi o semplicemente stare insieme agli altri. La convivenza, racconta, non significa automaticamente diventare amici. «Non è che parliamo sempre. A volte i dialoghi sono soprattutto a pranzo e a cena.» Però capita che gli altri entrino nel suo mondo. «Ascoltano anche la musica che faccio.»
Ed è proprio dalla musica che Matteo torna spesso a parlare di suo padre.
«Mio padre faceva il DJ in un hotel. Faceva anche karaoke, segnava le canzoni, registrava. Tornava alle tre del mattino. Era un lavoro pesante.»
Oggi quella passione è passata, in maniera diversa, al figlio. Matteo ascolta reggaeton, rock, house ed elettronica. Nomina Eros Ramazzotti, i Tazenda, i Modà. Poi torna ai programmi sul computer e alla voglia di capire meglio come nasce un brano.
«Mi piacerebbe fare un corso da DJ. Anche diventare produttore musicale.»
La musica è una delle cose che lo fanno stare bene. Un’altra è lo sport. Ha praticato karate e dietro quella scelta c’è anche un pezzo meno leggero della sua adolescenza.
A scuola Matteo ha subito prese in giro e bullismo. «Mi infastidivano, soprattutto a parole. Mi arrabbiavo. È dovuta intervenire anche mia madre.» Il karate, dice, gli è servito anche a sentirsi più sicuro: «Adesso mi so difendere ma non lo uso mai».
Si è diplomato come perito elettronico e oggi, come tanti ragazzi della sua età, si trova davanti a una domanda molto più difficile di quelle incontrate a scuola: che cosa faccio adesso?
Su questo Matteo non costruisce risposte perfette.
«Non lo so. Ho 21 anni. Non so ancora come andrà con il lavoro.»
Poi però, continuando a parlare, qualche punto fermo viene fuori. Vorrebbe lavorare, avere uno stipendio, riuscire a mantenersi. E se quel lavoro avesse a che fare con la musica sarebbe ancora meglio.
«Vorrei fare il DJ oppure lavorare nella musica. Ma vorrei soprattutto avere una stabilità lavorativa, così posso andare avanti.»
Casa Fenice, nel frattempo, gli sta facendo sperimentare una cosa molto più concreta del futuro: vivere senza avere sempre la famiglia accanto.
«Devo imparare a fare le cose. Mi sta aiutando a essere più autonomo e anche ad aprirmi di più.»
Non sempre va d’accordo con tutti e non con tutte le persone si crea lo stesso rapporto. È normale anche questo. Quello che apprezza di più è trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo davvero. Parlando degli operatori cita Michele: «È simpatico, scherzoso, sorridente. Mi ascolta». Poi riassume quello che cerca nelle persone con poche parole: «Qualcuno che mi capisca e che mi ascolti».
Quando gli si chiede dove si vede tra cinque o dieci anni, il ragazzo che poco prima non sapeva bene cosa rispondere sul futuro cambia completamente tono.
«Sposato.» Tra quanto? «Anche fra due o tre anni.» Ride, ma non troppo. Nel futuro di Matteo ci sono anche dei viaggi. Vorrebbe andare a Firenze perché gli piace l’arte, vedere posti nuovi, conoscere cose diverse. Gli incuriosisce persino la psicologia. «Mi piacerebbe leggere qualcosa sui rapporti umani. Solo che la psicologia è difficile.»
Per il momento il suo spazio è quella camera di Casa Fenice. Il letto che adesso sistema da solo, il computer, la tastiera MIDI. Fuori dalla stanza ci sono una cucina da condividere, i turni, le persone con cui parlare e quelle con cui è più difficile farlo. Dentro, invece, ci sono i suoni. E quando Matteo si mette davanti al computer, almeno una risposta ce l’ha già.
«Fare musica mi rilassa. Mi dà gioia e felicità.»
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IL PROGETTO “PERCORSI DI AUTONOMIA PER PERSONE CON DISABILITÀ”, AVVIATO AD APRILE 2025, È UN’INIZIATIVA DEL COMUNE DI CAGLIARI, ASSESSORATO ALLA SALUTE E BENESSERE DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI, REALIZZATA NELL’AMBITO DEI FINANZIAMENTI PNRR – MISSIONE 5 “INCLUSIONE E COESIONE” COMPONENTE 2 “INFRASTRUTTURE SOCIALI E MARGINALITÀ SOCIALE” , INVESTIMENTO 1.2, DEDICATI AI PERCORSI DI AUTONOMIA PER PERSONE CHE SI TROVANO IN SITUAZIONE DI DISABILITÀ.
E’ un progetto pubblico in coprogettazione e cofinanziamento con la Cooperativa AGAPE.