Dalla settimana corta alla settimana consapevole: Agape fa il punto

Non soltanto lavorare meno ore alla settimana, ma provare a lavorare meglio e capire che cosa succede quando una parte del tempo torna a disposizione delle persone.
È stato questo il punto di partenza del nuovo incontro di monitoraggio del gruppo dipendenti in Agape dedicato alla sperimentazione della settimana corta e cortissima, una modalità che la rende esempio virtuoso tra le aziende italiane.
Dopo una prima fase – iniziata 3 anni fa – nella quale il nuovo modello è stato messo alla prova, è arrivato il momento di fermarsi, confrontarsi e cominciare a tirare le somme.
Il focus questa volta si è concentrato su tre parole: benessere, responsabilità e qualità del lavoro.
Una delle prime domande poste durante l’incontro è stata molto concreta: quali sono i giorni e gli orari nella settimana nei quali senti di avere più energia per portare avanti il tuo lavoro?
Le risposte hanno mostrato sfumature diverse. Per molti la mattina rappresenta il momento nel quale si hanno maggiori energie e capacità di concentrazione. Altri sentono la necessità di concentrare una parte importante degli obiettivi nei primi giorni della settimana. Lavorare per obiettivi continua a essere percepito come un elemento motivante, ma emerge anche l’esigenza di adattare l’organizzazione alle persone, ai ruoli e alle differenti responsabilità.
Poi la prospettiva si è spostata fuori dal lavoro, sul tempo e sulle persone.
Come avete utilizzato il tempo recuperato per voi stessi?
Le risposte hanno raccontato cose molto normali: la famiglia, lo sport, una visita medica, la formazione, la gestione della casa, gli amici, un po’ di tempo per sé. Qualcuno ha utilizzato quelle ore per frequentare la palestra, qualcuno per studiare o seguire un master, altri per occuparsi con maggiore tranquillità degli impegni personali.
È probabilmente qui che la definizione di “settimana cortissima” comincia a stare un po’ stretta. Potremmo chiamarla settimana consapevole, perché la sperimentazione sta portando a riflettere non soltanto sulle ore lavorate, ma sul modo in cui vengono organizzate e sul valore del tempo che rimane fuori dal lavoro.
Durante l’incontro è arrivata allora un’altra domanda: se potessi ridisegnare la tua settimana ideale mantenendo gli obiettivi di lavoro, come la costruiresti?
C’è chi preferirebbe concentrare maggiormente il lavoro al mattino, chi distribuirlo diversamente durante la settimana e chi vorrebbe mantenere una maggiore flessibilità. Nelle risposte entrano anche gli spostamenti e gli impegni familiari e personali.
Non c’è quindi una formula già pronta. La sperimentazione entra ora in una fase nella quale sarà importante continuare a osservare e monitorare ciò che accade.
L’ultima domanda posta al gruppo guarda più lontano: come immagini l’evoluzione di questo modello in Agape da qui a tre anni?
Le risposte parlano di potenziamento comunicazione interna, di monitoraggio costante, di attenzione agli obiettivi personali e professionali e della necessità di continuare a verificare gli effetti del modello nel tempo.
La settimana corta e poi cortissima erano partite come una sperimentazione sull’organizzazione dell’orario.
Questo nuovo confronto interno aggiunge un elemento: capire se quel tempo può essere organizzato in maniera più consapevole, dentro e fuori dal lavoro.
Guardarci dentro, guardare fuori, perchè i grandi passi, i cambiamenti culturali, necessitano anche di riflessioni e tempo.