Salute mentale, in Italia aumentano i pazienti ma diminuiscono risorse e personale

Negli ultimi anni la salute mentale è diventata uno dei temi sociali più urgenti in Italia e in sardegna. Sempre più persone parlano apertamente di ansia, depressione, burnout, isolamento e fragilità psicologica, ma il sistema pubblico continua a mostrare carenze strutturali, scarsità di personale e investimenti ancora troppo bassi rispetto ai bisogni reali.
Secondo i dati riportati da Sky TG24, gli utenti assistiti dai servizi specialistici di salute mentale sono passati da circa 777 mila nel 2015 a oltre 845 mila nel 2024.
A confermare la crescita della domanda di aiuto è anche il più recente Rapporto del Ministero della Salute sul Sistema Informativo per la Salute Mentale: nel solo 2024 sono state assistite 845.516 persone dai Dipartimenti di Salute Mentale italiani e oltre 272 mila cittadini hanno avuto un primo contatto con i servizi durante l’anno. Le prestazioni territoriali erogate hanno superato quota 10 milioni.
Il problema è che, mentre cresce il disagio, le risorse restano limitate. La spesa italiana destinata alla salute mentale continua a essere inferiore rispetto a molti Paesi europei e lontana dagli obiettivi indicati dagli esperti del settore. Diversi report sottolineano come l’investimento italiano oscilli ancora attorno al 3% della spesa sanitaria nazionale, contro il 5% considerato da molti operatori il minimo necessario per garantire servizi adeguati.
Anche il personale rimane insufficiente. Il Ministero della Salute segnala un aumento degli operatori nel 2024 rispetto all’anno precedente, ma il sistema continua a lavorare sotto pressione, con servizi territoriali spesso sovraccarichi, pronto soccorso psichiatrici in crescita e forti differenze tra regioni.
Il disagio riguarda sempre di più anche i giovani. Secondo analisi recenti, l’indice di salute mentale degli adolescenti italiani nel 2024 resta ancora sotto i livelli pre-pandemia.
I dati ISTAT e ISS mostrano inoltre che depressione e ansia colpiscono in maniera significativa la popolazione adulta e anziana. L’Istituto Superiore di Sanità segnala sintomi depressivi in oltre il 6% degli adulti e in circa il 9% degli over 65.
Dietro questi numeri non c’è soltanto una questione sanitaria. C’è una trasformazione sociale profonda: precarietà economica, solitudine, pressione lavorativa, sovraccarico digitale e difficoltà relazionali stanno incidendo sempre di più sul benessere psicologico delle persone.
In questo contesto diventano fondamentali anche le realtà territoriali che lavorano sull’ascolto e sul supporto umano. Come noi di Agape Sardegna che operiamo attraverso attività di sostegno, ascolto e accompagnamento delle persone in difficoltà, cercando di creare luoghi, reti sociali e relazionali attorno a chi vive momenti di fragilità psicologica, isolamento o disagio personale. Un lavoro silenzioso ma essenziale, soprattutto in territori dove accedere ai servizi specialistici può essere più complesso.
“La salute mentale non può essere trattata ancora come un tema marginale o qualcosa da affrontare soltanto nei momenti di emergenza. Come purtroppo accade troppo spesso. Serve una cultura della solidarietà, della prevenzione, dell’ascolto e della vicinanza, perché dietro statistiche e rapporti ci sono persone che cercano semplicemente di stare meglio e di non sentirsi sole. Il percorso però deve puntare sempre alla ri-abilitazione e all’inclusione sociale e lavorativa, non solo alla cura e all’assistenza, perchè altrimenti vien meno l’obiettivo di reinserire le persone con fragilità all’interno della società e le si lascia nell’isolamento, isole nell’isola” afferma la Presidentessa di Agape Annalisa Mascia.