Storie Residenti: Jessica

Jessica arriva alle Residenze Vita Indipendente di Cagliari gestite da Agape nel 2021, in un momento delicato della sua vita. Una figlia piccola, ha bisogno di un posto, stabilità, di una presenza che la accompagni passo dopo passo.
L’ingresso in una nuova residenza porta con sé anche un senso di timidezza e di incertezza. Nuovi spazi, nuove persone, nuove abitudini. Jessica racconta di aver provato inizialmente un certo imbarazzo, ma di aver percepito quasi subito un clima diverso da quello che si aspettava.
«Mi sono ritrovata in un ambiente sconosciuto. Però dopo pochi minuti, quando ho conosciuto gli operatori Elisa e poi Annalisa, mi sono sentita subito a mio agio, protetta e accolta».
All’inizio condivide la stanza con un’altra ospite, poi arriva una maggiore autonomia: una camera tutta per sé nella casa in zona Amsicora. Un passaggio importante, verso una nuova stabilità, dopo tanti travagli. «La prima notte sono riuscita a dormire. Mi sono sentita tranquilla. Ho capito che potevo ricominciare».
La quotidianità prende forma attraverso la routine: svegliarsi, organizzare la giornata, conciliare lavoro, studio e cura della propria figlia. «Mi sveglio alle 8.30, faccio colazione, mi preparo. Dalle 10.30 vado al lavoro. Faccio la cameriera in un ristorante. Poi studio inglese e porto avanti l’università. Il lunedì lo passo con la mia bambina, è la mia giornata libera».
Il lavoro rappresenta per Jessica non solo una fonte di reddito, ma una possibilità di crescita personale. Il contatto con le persone, il sentirsi parte di un contesto, il riconoscimento quotidiano del proprio impegno ha rafforzato la sua indipendenza.
«Il mio sogno, lo ammetto, è fare la receptionist in un hotel. Sto studiando per quello, ma anche oggi sono grata per questo impiego. Mi piace stare tra la gente, ascoltarla e rendere la loro esperienza migliore».
Nel racconto emerge anche il valore delle relazioni costruite lungo il percorso. Rapporti semplici, a volte complessi: «Con mia figlia – che durante il racconto la piccola l’abbraccia di continuo – abbiamo un bel rapporto, anche se a volte lei fa qualche capriccio. Poi ho stretto amicizia con un’altra residente, Martina: ci sentiamo, mi raggiunge al lavoro, a volte andiamo in biblioteca insieme».
La Cooperativa Agape rappresenta per Jessica un punto fermo arrivato in un momento di difficoltà, un luogo in cui poter ritrovare equilibrio e fiducia, non solo un tetto.
«Agape mi sta dando indipendenza e voglia di farcela. Ho visto nella mia vita dei passi avanti. Non mi sarei mai aspettata di arrivare a questo punto. All’inizio ho sofferto, perché mi stressavo facilmente, non sempre reggevo il ritmo, mi sentivo oppressa. Però ho tenuto duro e i risultati sono arrivati».
La dimensione familiare, spesso evocata nelle sue parole, restituisce il senso profondo di questo percorso. «Anche al lavoro oggi mi sento protetta. È la prima volta che mi sento davvero amata e coccolata. Conosco la famiglia del titolare, il nipotino, tutti. Se hai un problema puoi parlare, anche delle cose personali. Condividiamo tutto».
L’obiettivo, in questa ultima fase del percorso, è continuare a costruire stabilità: un lavoro, una casa, un progetto di vita con il compagno.
«Agape per me è stato sinonimo di stabilità. Un tetto in un momento in cui non avevo dove stare. In mezzo al caos ho avuto un’occasione. E così ho iniziato a pensare al futuro: sposarmi, un mutuo, una vita normale».
Le difficoltà non sono mancate, ma Jessica rivendica la forza di non aver mollato. «Ho sofferto, ma non bisogna mollare, questo è il più grande consiglio che vorrei dare». Al centro del suo percorso c’è anche sua figlia, presenza che ha dato nuova direzione alle sue scelte. «La mia bimba mi ha dato forza per superare i traumi. Anche il mio compagno mi ha sostenuto molto».
Tra i suoi interessi ci sono la scrittura e il canto. Ha frequentato un corso di canto presso le Residenze e ama interpretare Alicia Keys. «Mi piace cantare la canzone “If I Ain’t Got You”, mi rappresenta molto».
Anche la scrittura è diventata uno spazio di espressione personale. Ha scritto anche un libro autobiografico dal titolo Amata da Dio, la storia di una donna che lascia il Senegal per cercare fortuna in altre parti del mondo, attraversando difficoltà, violenza e solitudine, ma trovando nella creatività una possibilità di riscatto. «È la storia travagliata di una donna che scappa dal Senegal in cerca di fortuna. Parte dalla Sardegna e arriva in Francia, dove trova il successo. Scrive poesie, dipinge. Parla anche di violenza sulle donne. Vuole essere una denuncia, un invito ad avere il coraggio di denunciare e a seguire sempre i propri sogni».
Nel suo racconto tornano spesso le parole della madre, che sintetizzano una visione della vita costruita sulla speranza. «Dopo la tempesta, ricordati che esce sempre il sole».
Poi c’è il valore della fede e del ricordo di una perdita importante. «Ho avuto un grande lutto, mia nonna materna. Mi ha insegnato che siamo di passaggio. Dio è importante. Se penso alla vita terrena, la cosa più importante è stare bene in famiglia». Le sue parole restituiscono l’immagine di un percorso in via di conclusione, fatto di impegno quotidiano, fragilità e determinazione. Un percorso di cui vede la luce, come se sia in fondo al tunnel. Ancora alcuni metri, ma si vede fuori. L’aria, i colori, i profumi.
La sua storia è un cammino fatto di tentativi, di cadute e di ripartenze, ma soprattutto di una scelta: non rinunciare alla possibilità di una vita diversa.
«Alcune persone vivono per la fortuna, altre per la fama, altre per il potere», canta Alicia Keys. Ma non è questo che conta. L’importante è costruire qualcosa che resti.