Loredana, Casa Fenice e un passo alla volta

Un paio d’anni fa la vita di Loredana sembrava seguire un percorso scritto. Dopo il liceo si era iscritta all’università, al corso di Lingue, Culture e Mediazione. Aveva frequentato per due anni, poi aveva deciso di cercare un lavoro. Le piaceva lavorare a contatto con le persone e aveva fatto esperienze come cameriera e barista.
Poi, nel 2021, qualcosa è cambiato. «Ho iniziato a camminare come un robot. Avevo forti mal di testa, problemi alla vista e difficoltà nei movimenti.»
Cominciano le visite, gli accessi al pronto soccorso, i ricoveri. Prima il Brotzu, poi il San Salvatore, infine una casa di cura a Villamar. I medici le parlano inizialmente con cautela. Lei percepisce che qualcosa non va, ma non conosce ancora tutta la verità.
«Avevo capito che c’era qualcosa di importante, ma mi stavano tutelando. Quando me l’hanno spiegato ho compreso che la mia vita sarebbe cambiata.»
La diagnosi è stata importante: sclerosi multipla. Una notizia che arriva all’improvviso e che porta con sé domande, paure e incertezze. «La cosa più difficile è stata non sapere come sarebbe diventata la mia vita.»
A pesare non era soltanto la malattia, ma anche il senso di smarrimento che spesso accompagna chi si ritrova improvvisamente a dover ridisegnare il proprio futuro.
In quei momenti, però, Loredana scopre anche quanto siano importanti le persone.
«Ho sentito l’affetto della mia famiglia, degli amici e delle persone che mi sono state vicine. Alcuni responsabili delle comunità che ho frequentato sono diventati veri amici. Venivano a trovarmi, mi aiutavano.»
Dopo alcune esperienze di accoglienza e supporto arriva anche il percorso con Agape Sardegna. Un primo passaggio, poi una fase vissuta da sola e infine un nuovo ingresso dopo un ulteriore ricovero.
«Da sola non potevo stare. In Agape ho trovato sostegno.»
A Casa Fenice trova uno spazio in cui recuperare gradualmente autonomia e fiducia. I primi giorni scorrono serenamente. Ha una stanza tutta per sé e, soprattutto, costruisce un’amicizia che dura ancora oggi. «Ho legato molto con un ragazzo non vedente. Era una persona molto attenta, capace di ascoltare. Ci sentiamo ancora.»
Le giornate seguono un ritmo preciso: colazione, fisioterapia, impegni quotidiani e, nell’ultimo periodo, un corso per operatore amministrativo con relativo tirocinio. «Mi ha aiutato molto avere qualcosa da fare e degli obiettivi.»
Dopo circa tre mesi e mezzo arriva il momento di fare un altro passo.
«Mi hanno detto che ero pronta. Gestivo da sola la terapia, organizzavo gli impegni, avevo raggiunto una buona autonomia.»
Andare via è stata una conquista, ma anche un piccolo distacco.
«Mi sono mancate le persone. Mi ero affezionata agli operatori.»
Quando le si chiede cosa abbia imparato da questi anni difficili, la risposta arriva senza esitazione.
«Ho imparato a stare attenta alle persone di cui mi circondo e a non dare niente per scontato. La vita oggi ti dà una cosa e domani può togliertela. Non sempre puoi scegliere quello che succede, ma puoi scegliere come reagire.»
La malattia continua a essere una presenza ingombante con cui convivere. Ci sono giornate più semplici e altre molto più complicate. «Mi stanco molto più facilmente di prima. A volte è difficile accettarlo.»
A sostenerla, oltre agli affetti, c’è la musica. Una passione che l’accompagna da sempre e che continua a rappresentare un rifugio nei momenti più complessi. Tra gli artisti che ama di più c’è Carmen Consoli. «La sua voce mi trasporta. Riesce a farmi entrare dentro le sue canzoni.» Cita brani come AAA Cercasi, Il pendio dell’abbandono, Orfeo e Blu Notte. Canzoni che l’hanno accompagnata durante momenti importanti della sua vita.
Oggi il suo obiettivo principale è costruire un’autonomia lavorativa. Il corso da operatore amministrativo rappresenta una possibilità concreta, anche se il sogno nel cassetto resta un altro.
«Mi piacerebbe cantare.»
Sorride mentre lo dice. E racconta che ogni tanto ha scritto anche qualche testo.
«Parlavo di amore, di affetti, di sentimenti. Mi piacerebbe riprendere.»
Quando immagina il futuro, non chiede miracoli.
«Vorrei che la malattia restasse sotto controllo e mi permettesse di vivere serenamente.» E quando le domandiamo quale messaggio vorrebbe lasciare a chi sta attraversando un momento difficile, la sua risposta è: «Non bisogna mai mollare. Ci sono periodi più belli e periodi più brutti, ma non bisogna mollare. La vita va avanti e bisogna continuare a provarci.» Loredana non è quella persona che ha sconfitto ogni difficoltà, ma quella di una donna che continua a camminare, anche quando il percorso si fa più faticoso, senza timore di chiedere aiuto.
Un passo alla volta, senza arrendersi.
Il Progetto “Percorsi di Autonomia per persone con disabilità”. “, avviato ad Aprile 2025, è un’iniziativa del Comune di Cagliari, Assessorato alla Salute e Benessere delle cittadine e dei cittadini, realizzata nell’ambito dei finanziamenti PNRR – Missione 5 “Inclusione e Coesione” Componente 2 “Infrastrutture Sociali e marginalità Sociale” , Investimento 1.2, dedicati ai percorsi di autonomia per persone che si trovano in situazione di disabilità. E’ un progetto pubblico in coprogettazione e cofinanziamento con la Cooperativa AGAPE.
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