Vincent, storia di uno spirito sognatore

Vincent ha trent’anni, ne compirà trentuno il 12 ottobre.
Il suo nome lo precede sempre, come una piccola spiegazione da dare. Non è un nome d’arte, anche se molti lo pensano. «Mi chiamo così perché sono nato lo stesso giorno, mese e anno del figlio dell’attrice preferita di mia mamma, Sophie Marceau. Da piccolo non mi piaceva, poi ho capito che era raro. E alla fine mi è piaciuto». Oggi quel nome gli somiglia: fa arte, grafica, musica. «Forse per questo credono sia inventato. In realtà è vero. E sì, faccio arte. Sono uno spirito sognatore».
La spiritualità, per Vincent, non passa dai discorsi astratti ma dalle cose che fa. «La esprimo attraverso la musica, l’empatia, la condivisione, il dialogo, cercando di capire oltre le righe». Suonare per strada, racconta, lo ha formato più di tante altre esperienze. «Fare l’artista di strada mi ha riempito spiritualmente. Mi ha accresciuto la cultura. Ogni canzone ha un messaggio intrinseco». Scrive canzoni, poesie, riflessioni, collabora con altri artisti, sperimenta, usa anche l’intelligenza artificiale. «Non mi sostituisce, mi accultura».
La chitarra arriva presto. Aveva nove o dieci anni quando, in una colonia estiva, vide un operatore suonare per i bambini. «Li incantava. Io guardavo e pensavo: voglio farlo anch’io». Inizia con una lezione alla settimana, poi prosegue da solo per sedici anni. Impara le basi, poi canta, poi lascia che la passione faccia il resto.
Otto anni fa inizia a fare l’artista di strada: Poetto d’estate, altre località di mare, persone che si fermano. «Venivo accolto bene». Da lì nasce anche un canzoniere, Mille gusti + 1, ispirato alle caramelle di Harry Potter, e un libro che raccoglie opere sue.
Quando suona, non lo vive come una performance. «Mi dà energia, mi rilassa. Condivido la bellezza. Non suono per gli altri, suono con gli altri».
Il percorso che lo porta ad Agape è più complesso. Arriva da una struttura di Maracalagonis, poi passa a Casa Chopin. «All’inizio è stato difficile. Venivo da un edificio grande, non ero abituato. Col tempo mi sono adattato». Oggi ha una camera singola e una routine che lo tiene in equilibrio. La mattina colazione, mezza sigaretta, la terapia, la stanza da sistemare. Poi il tempo per sé: il libro, i videogiochi, la musica. «Prendo le canzoni, semplifico gli accordi, evidenzio i ritornelli». A pranzo spesso dà una mano. «Quando c’è Alberto, il coordinatore, cucino io, faccio anche dei piatti di carne per gli altri abitanti, nonostante sia vegetariano». Il pomeriggio può essere una passeggiata al parco di Monte Claro, con il padre o con un operatore. La musica torna, anche lì. «Mi avvicino alle persone con un inchino e chiedo: “Avreste piacere di ascoltare una canzone da un mio libro?” Di solito sono sorpresi. Ma accettano».
La sera chiama Alex, un amico che vive a Milano. «È più grande di me, parliamo tantissimo». E poi ci sono i cani, presenze che sente vicine anche quando non può vederle: Lucky, Gioachino, Belle e Sara. Lo scoutismo gli ha insegnato a cavarsela. «Indipendenza, cucinare, ragionare, andare avanti da solo». Agape, oggi, gli sta insegnando altro. «Mi responsabilizza. Cucinare per i miei compagni di casa nel weekend non è facile, ma mi aiuta a stare nella costanza, soprattutto nei momenti difficili».
Il passato, però, non è lontano. A scuola Vincent si è sentito spesso escluso. «Ero bullizzato. Ero buono, cercavo attenzioni». Chiedeva aiuto, ma le risposte dei prof erano sempre le stesse. «“I ragazzi sono crudeli”, dicevano». Dopo l’ennesima delusione d’amore lascia la scuola in terza superiore. «Ho continuato con la musica». I rapporti familiari diventano tesi, impossibili. Così c’è stata la rottura. Litigi in famiglia fino al giorno in cui perde la pazienza. « Ero arrivato al limite».
Oggi guarda avanti. Desidera tornare a casa, stare con i suoi quattro cani, avere una casa con un giardino. «Mi fa male non vederli». Vorrebbe stabilità, poi immagina una base tutta sua, magari vicino al mare o alla montagna, «un posto come Costa Rei». Sogna una compagna che sappia amare, magari un’artista, e di finire il suo libro. I valori che lo guidano li prende dalla letteratura cavalleresca. «Quelli dei cavalieri della Tavola Rotonda: forza, libertà, giustizia, speranza, onore, bontà, amore». La libertà è centrale. «Il codice di Re Artù. “Un cavaliere votato al coraggio…”».
Le canzoni che lo rappresentano parlano di sogni, e non è un caso. Ci sono Il sognatore di Peppino di Capri, Sogna ragazzo sogna di Vecchioni. «Esistono i sogni notturni e quelli a occhi aperti. I primi vengono dall’inconscio e ti ricaricano. I secondi nascono dai desideri, dalla coscienza vigile. Io credo in entrambi».
In questi mesi con Agape ha imparato a stare di più con le persone, a cucinare per gli altri, ad accettare i no. La giustizia, dice, l’ha sempre sentita dentro. «Non servono grandi poteri per fare la differenza. Bastano le azioni quotidiane. I piccoli gesti d’amore che tengono a bada l’oscurità».
Il suo spazio online si chiama Spirito Sognatore. È un nome che torna, come il suo. E che, alla fine, racconta ancora meglio chi è Vincent.