NewsNewsstorie residentiRoberto, cinque mesi a Casa Fenice e scoprire di essere più autonomo di quanto pensasse

Roberto, cinque mesi a Casa Fenice e scoprire di essere più autonomo di quanto pensasse

Un anno e mezzo fa Roberto non conosceva Agape.

Il primo incontro, ci racconta, è arrivato quasi per caso, attraverso una chat frequentata da persone con invalidità civile. Qualcuno aveva parlato delle attività dell’associazione e dei percorsi dedicati all’autonomia. Da lì sono iniziati i contatti con i Servizi Sociali del Comune di Cagliari, gli operatori, il primo colloquio della madre con l’organizzazione e poi l’incontro con i Coordinatori di Casa Fenice.

Roberto sentiva bisogno di lavorare sulla propria autonomia nella vita quotidiana, ma anche su un altro aspetto per lui importante: imparare a entrare in relazione con persone nuove. «Non avevo molti amici. Per me un amico è una persona comprensiva, qualcuno che non si approfitta di me e delle mie risorse.»

La questione della fiducia attraversa tutta la sua storia. Gli anni della scuola hanno lasciato ricordi difficili, legati al bullismo e alla sensazione che gli adulti intorno a lui non fossero sempre capaci di intervenire. «La classe a volte partecipava, altre volte rimaneva indifferente. Anche alcuni professori non sono stati attenti.» In quel periodo fu soprattutto il fratello a intervenire e a cercare di proteggerlo.

I cambi di scuola non furono semplici. Dopo un anno in un Istituto Superiore Cagliaritano, vissuto come un’esperienza complicata, Roberto cambiò nuovamente percorso. Frequentò il Deledda e successivamente un corso sperimentale a indirizzo biologico-sanitario. Poi arrivarono due esperienze universitarie, iniziate dopo aver superato i test di ingresso, ma entrambe concluse con una delusione. «Ho dovuto combattere anche con problemi e amministrativi. Alla fine è stata una delusione.»

Roberto decide allora di concentrarsi sulla sua vera passione: l’informatica. Studia, frequenta corsi privati e continua a formarsi. Dal 2016 al 2021 partecipa a diversi percorsi e lavora anche in un laboratorio informatico ad Arzachena. È un periodo in cui prova a costruire la propria strada professionale, fino all’arrivo del Covid e a una serie di cambiamenti familiari e personali che interrompono quel percorso.

Lascia il lavoro ad Arzachena e cerca nuove possibilità. Prova anche a trasferirsi a Roma, dove lavora come tecnico help desk. L’esperienza, però, si rivela molto più difficile del previsto. «Lì ho scoperto davvero lo stress. Non avevo sicurezza e impiegavo anche un’ora e mezza per spostarmi.»

Torna così a Cagliari e continua a cercare la propria strada. Collabora con un ingegnere edile che aveva bisogno di assistenza informatica, poi riprende a frequentare corsi: operatore CAF, help desk, formazione in ambito SAPR. Le competenze aumentano, ma trasformarle in un lavoro stabile continua a essere difficile. «Mi dicevano: sei preparato, ma non hai il diploma di perito informatico.»

Tra il 2021 e il 2024 qualcosa si ferma. Roberto si chiude progressivamente in casa. «Non avevo voglia di uscire. Stavo a casa e giocavo al computer.» Il mondo esterno diventa più lontano e anche la ricerca del lavoro perde forza.

Poi arriva il porto sicuro, Casa Fenice, la residenza Domotica comunale cagliaritana.

L’inizio non è semplice, lo ricorda. Vivere lontano dalla propria casa, condividere gli spazi e abituarsi alla presenza di persone sconosciute richiede tempo. «All’inizio è stata pesante. Ero lontano da casa mia, non avevo la mia privacy e dovevo conoscere persone nuove.»

Piano piano, però, qualcosa cambia. Roberto inizia a socializzare, crea nuovi rapporti e si confronta con una quotidianità fatta di gesti semplici ma importanti: fare il bucato, cucinare, organizzare gli spazi, gestire la giornata e il denaro.

La giornata a Casa Fenice inizia presto. Sveglia intorno alle 7.30, colazione, sistemazione della casa e pulizie. Poi il computer, le attività e, quando può, una passeggiata a Monte Claro. Ci sono i progetti dedicati al giardino, il corso sull’utilizzo dei social media e le attività in cucina. «Ci hanno insegnato a preparare diversi piatti. Settimanalmente c’è il cuoco che ci aiuta e cucina con noi.»

Roberto resta a Casa Fenice per alcuni mesi. È un periodo che gli permette soprattutto di fare una scoperta. «Ho capito che ero più autonomo di quanto pensassi. Non completamente, ma sono riuscito a correggere alcune parti importanti della mia vita, soprattutto nella gestione dei soldi.»

Anche il rapporto con gli operatori diventa una parte importante del percorso. Non persone che fanno le cose al posto suo, ma presenze con cui osservare problemi e trovare soluzioni. «Mi hanno aiutato a capire quali erano le difficoltà su cui dovevo lavorare.»

Oggi Roberto ha ritrovato la fiducia e guarda di nuovo al lavoro. Ha aggiornato il curriculum, ha partecipato a un percorso di inclusione lavorativa e ha incontrato una società per una nuova opportunità professionale. Dopo un periodo in cui aveva smesso di inviare candidature, qualcosa si è rimesso in movimento.

L’obiettivo è tornare a casa sua e iniziare una nuova fase della sua vita, possibilmente con un lavoro. L’informatica continua a essere il filo conduttore, ma Roberto sa che le competenze tecniche, da sole, non bastano. Questi anni gli hanno insegnato anche a conoscere meglio le persone, a proteggere i propri confini e a riconoscere le proprie capacità.

Nel tempo libero continua ad amare il computer e la musica degli anni Ottanta, Novanta e Duemila. Ascolta Ligabue, Vasco Rossi, Max Pezzali e Riccardo Cocciante. Canzoni e parole che appartengono anche a un tempo in cui il futuro sembrava più semplice da immaginare.

Oggi quel futuro Roberto sta provando a ricostruirlo in maniera diversa, partendo da qualcosa che alcuni mesi a Casa Fenice gli hanno permesso di vedere con maggiore chiarezza: molte delle capacità che cercava erano già dentro di lui. Aveva bisogno di metterle alla prova, un giorno alla volta.

Grazie anche al progetto Comunale con Agape, si sono rafforzate, ma soprattutto grazie a lui, che non molla.

Il Progetto “Percorsi di Autonomia per persone con disabilità”. “, avviato ad Aprile 2025, è un’iniziativa del Comune di Cagliari, Assessorato alla Salute e Benessere delle cittadine e dei cittadini, realizzata nell’ambito dei finanziamenti PNRR – Missione 5 “Inclusione e Coesione” Componente 2 “Infrastrutture Sociali e marginalità Sociale” , Investimento 1.2, dedicati ai percorsi di autonomia per persone che si trovano in situazione di disabilità. E’ un progetto pubblico in coprogettazione e cofinanziamento con la Cooperativa AGAPE.
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