Valeria, dai ricordi difficili al sorriso

Dai ricordi difficili al sorriso. Valeria è così: ha 33 anni e in questo periodo abita a Casa Fenice.
Quando parla di sé passa con naturalezza dai dolori alle cose che oggi la fanno sorridere. La scuola, il bullismo, la perdita del padre, la scrittura, le torte che inventa per gli altri ospiti e un libro che un giorno vorrebbe vedere pubblicato.
Nella sua storia ci sono stati momenti complicati, ma anche persone che sono rimaste accanto a lei.
Gli anni della scuola non sono stati semplici. Valeria ricorda le prese in giro dei compagni, il bullismo e un periodo segnato anche dall’anoressia. «I professori non ti difendevano sempre», racconta. A 14 anni è arrivato un altro dolore: la morte del padre. Sono state soprattutto la mamma e la nonna a starle vicino. «Mia mamma mi consolava e mi abbracciava.» Anche le amicizie erano poche, ma importanti. «Pochi amici, ma presenti. Mi consolavano e venivano ai miei compleanni.»
C’è però qualcosa che Valeria ha imparato presto a fare quando le emozioni diventano difficili da contenere: scrivere. La sua cura. «Quando sono triste mi viene da scrivere canzoni, poesie o il mio libro.» Tiene anche un diario personale, che aggiorna ogni mattina e non lascia leggere a tutti. «Lo legge solo chi dico io. Il mio tutor, il mio ragazzo, mia mamma.»
La dislessia rende la scrittura più impegnativa e spesso qualcuno la aiuta nella correzione, ma non le ha impedito di continuare.
Durante il periodo del Covid ha iniziato anche un progetto più grande: un libro che parla di lei. Nella sua testa esiste già anche l’immagine che dovrebbe accompagnarlo: la Sella del Diavolo e, sul retro, al mare e a una barca. Quando ne parla cambia espressione e il suo volto si illumina. «Spero di diventare famosa, lo voglio vendere.» Più che la fama, però, dietro quel desiderio sembra esserci soprattutto la voglia di riuscire a fare qualcosa di proprio, portarlo a termine e mostrarlo agli altri. Fare in modo che tutti conoscano la sua esperienza.
Poi è arrivata quest’anno a Casa Fenice grazie all’intervento del Comune di Cagliari. Anche qui l’inizio non è stato semplicissimo. «All’inizio mi trovavo male perché non conoscevo l’ambiente. Poi, dopo le prime amicizie la sensazione è quella di aver trovato un posto sicuro. Adesso mi trovo meglio.» La convivenza significa anche confrontarsi con caratteri e abitudini differenti e, inevitabilmente, qualche discussione. A volte basta una cosa piccolissima. La pasta, il riso, il modo in cui preparare una pietanza. «Io cucino e alla fine tutti la vogliono in un modo diverso. Tre tipi di pasta, ma ti rendi conto?» sorride pensando ai dibattiti sulla cucina.
Proprio la cucina è diventata uno dei luoghi in cui Valeria si diverte maggiormente. Sta volentieri ai fornelli, prepara il riso con zafferano e funghi e soprattutto inventa dolci. Una delle sue creazioni è una squisita torta, composta da nesquik, cocco e caffè. «E scrivi che ci metto anche il caffè», precisa divertita.
Le sue giornate sono fatte soprattutto di normalità. Si alza, fa la doccia, si veste, fa colazione, sistema la camera, si occupa della lavatrice e dell’asciugatrice, partecipa alla preparazione del pranzo e alla spesa. Poi ci sono gli altri abitanti, ognuno con i propri tempi e le proprie abitudini, e gli operatori. Con alcuni il rapporto è più semplice, con altri serve qualche confronto in più. Del suo tutor Gianluca parla con particolare affetto. «Mi dà delle dritte, un po’ come facevano mio zio e mia mamma.» E proprio il dialogo con gli operatori diventa uno degli elementi della vita quotidiana: discutere, chiedere, arrabbiarsi qualche volta e poi cercare di capire cosa è successo.
Quando vuole stare tranquilla guarda la soap opera Beautiful, una passione che porta avanti da anni, oppure le serie e i film turchi. E poi c’è la musica. Una canzone in particolare la riporta immediatamente all’infanzia: One Love dei Blue. «Avevo 12 anni, avevo il CD. Adesso è tutto graffiato e quasi non si sente più, ma continuo a cantarla sempre.»
Il futuro che Valeria immagina non è complicato. Vorrebbe pubblicare il libro, guadagnare qualcosa e, un giorno, avere una casa propria, possibilmente a Monserrato, vicino ai suoi parenti. Vorrebbe costruire, insomma, una vita più autonoma.
Intanto c’è proprio Casa Fenice e c’è anche una stanza diventata un po’ più sua. Alle pareti ha iniziato ad appendere fotografie e ricordi. Tra questi c’è anche una foto autografata di Carmen Russo la volta in cui la incontrò all’aeroporto insieme al padre. Sono dettagli, ma raccontano il modo in cui uno spazio condiviso può diventare progressivamente familiare.
Alla fine Valeria torna sempre alle persone. Alla mamma, alla famiglia, agli operatori, agli altri abitanti della casa e a chi incontra durante il suo percorso. E lascia un pensiero che nasce probabilmente anche da quello che lei stessa ha vissuto: «Fate i bravi e rispettate gli altri. Anche quando siete fragili, ricordatevi che anche gli altri possono attraversare un momento difficile.»
Una frase che dentro Casa Fenice assume un significato speciale: imparare a convivere significa anche imparare che la propria fragilità e quella degli altri possono incontrarsi, qualche volta scontrarsi, e poi provare a trovare un modo per stare insieme.
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Il Progetto “Percorsi di Autonomia per persone con disabilità”, avviato ad Aprile 2025, è un’iniziativa del Comune di Cagliari, Assessorato alla Salute e Benessere delle cittadine e dei cittadini, realizzata nell’ambito dei finanziamenti PNRR – Missione 5 “Inclusione e Coesione” Componente 2 “Infrastrutture Sociali e marginalità Sociale” , Investimento 1.2, dedicati ai percorsi di autonomia per persone che si trovano in situazione di disabilità.
E’ un progetto pubblico in coprogettazione e cofinanziamento con la Cooperativa AGAPE.