Andrea e il sogno di una vita a servizio degli animali

Andrea Russo è uno dei più giovani abitanti delle nostre Case. Ha 28 anni, porta con sé una storia fatta di normalità, fratture improvvise e piccoli cominciamenti. Una storia fragile, fatta di tanti e inattesi punti fermi.
È il 23 dicembre 2020, pochi giorni prima di Natale, quando arriva nel mondo Agape.
«Ricordo una festa tranquilla, ricordo di essermi da subito sentito a casa». Era arrivato dopo un litigio, uno di quelli che sembrano piccoli, ma che arrivano quando qualcosa, dentro, scricchiola già da tempo.
Prima, Andrea aveva avuto una vita regolare: una sorella, la scuola elementare e le superiori, il diploma all’istituto industriale, un cane di nome Lucky che poi non c’era più.
La pratica sportiva, la disciplina del taekwondo, forme e combattimenti, gare anche ad Arezzo e una ragazza, Ilenia, «carina», le coccole, un affetto amichevole e puro. Gli amici, la bicicletta, il tempo condiviso.
Nel 2004 la famiglia si trasferisce a Tempio. Gli anni passano, ma c’è un momento che Andrea ricorda come una vera illuminazione. È il 2018, una visita allo Zoo Safari di Fasano. «Mi sono innamorato del mondo degli zoo e degli animali». C’erano il papà, la sorella, un amico di famiglia. Ricorda le risate, gli animali enormi, gli sguardi. «La giraffa deve vivere nella savana, in Africa. Il leone è il re della foresta. La tigre…». Racconta tutto con precisione, come se ogni animale fosse una persona da amare.
Poi arriva una scelta difficile, ma necessaria: allontanarsi. Il padre parla con la Presidente di Agape Annalisa Mascia, si creano i presupposti. Quando Annalisa incontra Andrea gli chiede: «Sei pronto a lavorare?». Da lì comincia la salita, lavorare su se stesso.
A 23 anni entra a Casa Armonia 1, a Quartu, uno dei residenti più giovani. Qui ritrova una regolarità quotidiana. «Passeggiavo, andavo in giro con la mia educatrice, prendevamo cioccolata e gelato». Ricorda l’estate, i cornetti Algida, il cuore di panna, il cinema con Frozen, l’amore per i cartoni Disney: Biancaneve, Pinocchio, Dumbo. Studia gli animali, legge, osserva. «Mi sentivo bene».
Con gli altri intreccia rapporti sinceri, anche se non sempre facili. «Non mi piace quando fumano e bevono troppo caffè, fa male alla salute». Si arrabbia, poi torna a sorridere. Ci sono Marco Antonio, operatore, e Simona, le passeggiate, le barrette di cioccolato, «piccole però, della Kinder».
Andrea non ama i conflitti. «Non mi piace litigare, né prendere in giro». Consola chi sta male. Va d’accordo con Paolo, ama stare con Pietro, Sara, Amedea, Gavino, Pierpaolo e Gianluca. Snocciola nomi tra ospiti e assistenti. Parlano, progettano passeggiate, anche fino alla chiesa. Fa un po’ di allenamento con Andrea, «un po’ di movimento».
La sua giornata tipo è fatta di rituali normalissimi che elenca: «Mi alzo, faccio colazione, la doccia, lavo la faccia, pulisco». Apparecchia, cucina con il cuoco Mario, un altro residente, aiuta a sistemare. I piatti preferiti sono chiari: calamari, salsiccia, patate fritte, wurstel. Guarda la tv, soprattutto sport, mentre gli altri ascoltano musica. La sua canzone preferita è Non me lo so spiegare di Tiziano ferro. «Ho anche imparato la cura per me di Giorgia».
Ha partecipato anche al corso di canto e ricorda una frase detta dall’insegnante, ridendo: «Se canto così, la gente del Talent si arrabbia». Gli piace andare al cinema, l’ultimo film visto è di Checco Zalone, il Cammino di Santiago. È molto legato agli operatori. «Mi aiutano, mi sostengono, mi seguono». Si sente protetto, al sicuro.
La passione per gli animali non è un gioco. Andrea studia davvero, giorno per giorno. Ha libri, appunti, immagini. «Non è uno scherzo». Il sogno è lavorare al Bioparco di Roma. «Vorrei diventare il presidente, dare da mangiare agli animali, pulire, curarli». Ama il pitone, non sopporta il babbuino, i ragni, le zanzare.
Sogna anche una vita autonoma. «Vorrei abitare da solo, però devo imparare a fare la spesa, comprare i vestiti». Anche il rapporto con il padre, Maurizio, è sempre in miglioramento, specie dopo l’ingresso in Agape. «Ora siamo in equilibrio, ci sentiamo, ci vediamo una volta al mese, mi segue sui social».
Parla con le operatrici Monica e Consuelo, pensa e ripensa ai viaggi passati, Dubai, Milano, le cugine e i parenti. Ma soprattutto pensa al suo nuovo corso in Agape. «Mi sento protetto dagli operatori, mi sento al sicuro». Non bisogna negare la fragilità, ma la possibilità di viverla dentro uno spazio che la accoglie, la accompagna e le dà un futuro possibile.
