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Storie residenti: Annamaria

Anna ha quarantasei anni, lo sguardo timido, ti cerca e poi ti lascia. Parla lentamente, come chi ha imparato a dosare le parole per non sprecare fiato.
È felice: ha appena concluso un corso di pasticceria ospitato dall’Istituto Gramsci, tutte le sere, per un anno. “Mi piacevano i dolci”, dice, con quell’italiano semplice e vero che non cerca approvazione. 
L’ha fatto per sé, per piacere, ma ha avuto anche altre esperienze lavorative recenti, tra cui un tirocinio in una gastronomia: “Lavavo, affettavo, preparavo i piatti… mi hanno accolto, mi sono trovata bene. È bello stare in mezzo alla gente. Spero di tornarci”. “Li ringrazio, sono stati cordiali”.

È arrivata nel mondo Agape in un momento personale difficile. “Avevo problemi di famiglia, me ne volevo andare da casa. L’assistente ha trovato una casa a Capoterra, a pagamento. Poi, dopo mesi, mi ha offerto la possibilità di entrare in Agape. Era gennaio 2023.”
Le parole scorrono lente, ma pesano. Storie di famiglia difficili, il padre morto tre anni fa. “Seguivo tutti, a un certo punto sono crollata.”

Il giorno in cui è entrata in Agape ha avuto sensazioni contrastanti: l’inizio di una nuova vita e la paura di qualcosa di sconosciuto. “Una sensazione di stranezza. Era difficile consolidare le amicizie con le altre abitanti, ma piano piano mi sono abituata. Ho pianto, ho cercato equilibrio, ho trovato una nuova abitudine.” Poi la fiducia è diventata serenità: “A un certo punto mi sono detta: ecco un po’ di pace.”

Ha cominciato a costruirsi una routine: pulizia della stanza, qualche passeggiata al mare, la spesa e la sua passione. “Mi piace cucinare per gli altri. I miei piatti preferiti sono la pasta alla carbonara e le lasagne, anche se ora sono a dieta per il colesterolo!” Sorride appena. “Cucinare è un gesto d’amore per gli altri.”

Ha trovato un equilibrio, anche se all’inizio con gli operatori non era facile. “Pensavo di non riuscire a farmi capire, a essere partecipe della vita a casa, poi alla fine ce l’ho fatta. Li racconto come sta andando la giornata, come mi sento, e avverto di essere ascoltata. Nella casa Agape di Cagliari sto bene.”
Poi sente sulla pelle l’autonomia: “Esco molte volte da sola, a fare la spesa, a prendere le medicine, poi torno a casa.”
E la famiglia? “Oggi ho un buon rapporto con mamma. Col fratello piccolino di 42 anni – sorride – vado d’accordo.”

La residenza dove vive adesso è grande: tre stanze, due bagni, una veranda, la cucina, un grande salone dove ci si ritrova.
La musica le fa compagnia quando può. “Mi piace quella italiana: Pausini, Ramazzotti, tutte quelle canzoni degli anni passati.” La TV, invece, l’ha un po’ abbandonata: “Ora mi addormento subito! Prima mi piacevano i programmi musicali, i film, quelli con Bud Spencer li guardavo spesso, piacevano anche al mio caro papà.”
Le piacciono anche i libri romantici, anche se oggi fatica a trovare storie che la appassionino davvero.

Anna ha un concetto semplice del suo futuro, senza troppi salti nel vuoto. “Spero di vedermi bene, con un lavoro nel campo della ristorazione. Aspetto ora un nuovo tirocinio. Vorrei avere sempre più la mia indipendenza, anche se un po’ la sto già vivendo. Per quanto le persone ti aiutano, devi farcela tu.”

Quando si sente giù, ha un suo modo di reagire. “Me ne sto per i fatti miei. Sono molto sensibile, me la prendo per ogni cosa… però già essere consapevoli della sensibilità è tanto.” Quella sensibilità che magari vorrebbe condividere con una persona, non lo nega: “Trovare la persona della mia vita… la parola è amore. Ho avuto relazioni aggressive, adesso ho timore.” Ma non si arrende. “La forza, la forza – ripete – sono consapevole di averne tanta.”
Si sente forte in qualcosa che gli altri non sempre vedono: “Accettare la morte. Anche se non possiamo fare nulla, perché la vita è così, va avanti. Mi sento forte anche grazie al corso: sono riuscita a finirlo senza problemi, anche se è stato faticoso. Quando è finito mi sono emozionata, ho pianto. Prima non ne potevo più… poi mi è mancato. L’ansia, purtroppo, è dura da gestire!”

E quando si prova a tirare una linea, a chiederle che cosa vorrebbe dire agli altri ma non ha mai detto, risponde senza giri di parole, con voce sincera:
“Aiutatemi e comprendetemi.”