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Il lavoro come parte del percorso: le storie degli inserimenti lavorativi in Agape

Quattro residenti nelle case Agape oggi lavorano all’interno della nostra Cooperativa: un bellissimo risultato riabilitativo che vogliamo condividere.
Avere un lavoro significa guadagnare, ma significa anche avere un impegno, organizzare la propria giornata, assumersi delle responsabilità, confrontarsi con altre persone e sentirsi parte di qualcosa. Quando parliamo di salute mentale, tutti questi aspetti acquistano un valore ancora più importante e le interviste ai nostri residenti ce lo hanno confermato.
Per questo, nella Cooperativa Agape, l’inserimento lavorativo non viene considerato semplicemente come il traguardo che arriva alla fine di un percorso riabilitativo, ma diventa parte del percorso.
Agape è una Cooperativa di tipo A, quindi l’inserimento lavorativo non è legato a contributi pubblici, bensì i lavoratori in inserimento hanno diritti e doveri di tutti gli altri colleghi

Le esperienze

In questi mesi quattro persone che provengono da esperienze di supporto abitativo nelle nostre Residenze hanno iniziato a lavorare all’interno di Agape, mettendo a disposizione capacità e competenze differenti, apprese in seguito a corsi di formazione professionale o recuperate dalla propria esperienza di vita.

Andrea è un tutor di accompagnamento, così come Gabriel, che si occupa degli accompagnamenti per le persone che ne hanno necessità. Nicola è impiegato nel riordino e nelle pulizie e Sandro lavora come assistente familiare. Il loro servizio è legato comunque all’ambito della Cooperativa, con una supervisione costante, settimanale sul tema del benessere e delle performance e mensile legata all’elaborazione della busta paga.

I nostri racconti sul mondo lavorativo

Le racconteremo attraverso una serie di interviste realizzate in sede dal nostro giornalista Nicola Montisci e curate nella produzione dal nostro fotografo/videomaker ufficiale Davide Sionis.
Sono lavori reali, con compiti, orari e responsabilità. Dopo essere stati accompagnati e sostenuti, oggi possono sperimentarsi dall’altra parte, mettendo quello che hanno imparato anche al servizio degli altri utenti che stanno iniziando un percorso riabilitativo simile al loro.
«Il lavoro oggi in Agape è sentito dai nostri utenti come una necessità», spiega Annalisa Mascia, presidente della Cooperativa Agape. «Perché rappresenta una dimensione fondamentale della propria autonomia. Mi sento di voler ascoltare questa richiesta creando opportunità aziendali responsabili ed etiche e non occupazioni simboliche o semplicemente tenere impegnate le persone. Vogliamo valorizzare le competenze reali, riconoscere le proprie capacità e, quando ci sono le condizioni, trasformarle in un lavoro, supervisionato dagli esperti e protetto in termini di soddisfazione e con la garanzia che venga rispettata la loro dignità e sensibilità. Per noi anche questo è parte del processo di riabilitazione».
Nelle prossime settimane saranno direttamente loro a raccontare questa esperienza: il primo giorno, le difficoltà, le responsabilità, il rapporto con i colleghi e quello che è cambiato nella loro quotidianità.
Dietro la parola riabilitazione, lo scriviamo spesso, ci sono soprattutto persone che stanno provando a costruire un capitolo nuovo della propria vita.